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Da alcuni anni il
Maestro Iacobacci ha deciso di non esporre più le sue opere in mostre
personali accontentando di tanto in tanto, per amicizia, qualche
organizzatore di mostre collettive o manifestazioni artistiche in senso
lato concedendo qualche opera per l’esposizione. Ci si limita pertanto,
per restare attuali, a riportare degli estratti dai commenti di due
quotidiani nazionali ed uno regionale in occasione dell’ultima mostra
personale di sculture tenutasi alla Galleria Caracciolo del palazzo
della Provincia di Avellino nel giugno 1997:
da “Roma” del 21 giugno 1997: Iacobacci, la vita dal legno. ……Lavori che
l’artista esegue come materializzazione del proprio sentire. “Ogni
lavoro è indirizzato al bene – afferma Iacobacci – ecco perché in molte
opere ho preferito fermare dei momenti che per me rappresentano dei
sentimenti: l’amore, la carità, la solidarietà. Sono stato attento poi
anche a non sottovalutare quelli che sono dei veri e propri temi
sociali: la solitudine, il conflitto generazionale, il superamento dell’
odio razziale. Ma non ho tralasciato neanche problemi che ci riguardano
più da vicino come quello della ricostruzione post-sismica. Ho voluto
poi riproporre anche alcuni dei monumenti più importanti della città di
Avellino….” .
Attraverso altorilievi, bassorilievi e figure a tutto tondo Iacobacci
realizza delle vere e proprie opere d’arte alle quali trasmette tutta la
sua passione con tecniche proprie, essendo autodidatta. Nel corso degli
anni, infatti, la sua mano si è andata sempre più affinando,
raggiungendo livelli artistici veramente pregevoli.
Schivo, poco incline alla eccessiva pubblicità, Iacobacci preferisce che
a parlare di sé siano le sue opere. Ad Avellino lo hanno conosciuto di
recente, quando al Centro Storico si è tenuto “Incontro con l’Irpinia”
nel ’95. Ha poi vinto una coppa al 2°Premio Città di Avellino su
segnalazione della giuria, ha partecipato qualche anno fa alla mostra
“Arte e Artigianato” di Santa Paolina ed a moltissime altre mostre ed
esposizioni.
Per tanti anni ha lasciato che pochi conoscessero le sue doti
artistiche, convinto che i suoi lavori in legno fossero sue creature e
di nessun altro. In ogni pezzo di legno lavorato c’era un po’ di se
stesso trasmesso alla figura, e lasciar andar via un pezzo sarebbe stato
come perdere parte di sé.
Essenziali anche gli strumenti di lavoro: scalpello, martello, carta
vetrata, mordente per scurire il legno e sostanze lucidanti. Il resto è
affidato alle sue mani e alla sua creatività. “Quando ho un pezzo di
legno tra le mani, riesco già a ad intravedere la figura che vi è
nascosta all’ interno. Io la tiro solo fuori” ammette l’artista con
semplicità.
In realtà gli altorilievi di cui Iacobacci è un maestro, sono dei
soggetti che sembrano proprio uscire fuori dal legno, come a
staccarsene. Profondi otto centimetri vengono realizzati usando legni
pregiati quali noce e mogano. A volte, però, lo scultore è riuscito a
riutilizzare anche vecchi solai in legno tirandone fuori delle figure.
Si è poi dedicato all’ intaglio trasformando un vecchio tavolino in una
scacchiera e realizzando tutti i pezzi del gioco come delle miniature in
legno.
Ogni opera è frutto di diversi mesi di lavoro. Ad esempio una scultura
di m. 1,30 x cm 60 rappresentante la danza dei puttini è costata 6 mesi
di impegno. “Quando sono nel mio laboratorio il tempo passa senza che me
ne accorga – dichiara Iacobacci – sono lì magari da 5 o 6 ore e mi
sembra che siano trascorsi solo pochi minuti”.
A credere nelle sue doti c’è la famiglia…..Ma nella sua casa c’è anche
la sua sala espositiva, fanno bella mostra di sé anche un mezzo busto di
G. Garibaldi, uno di E. De Filippo e ………..E quasi tutte le opere
realizzate dallo scultore ….saranno esposte nella Galleria di Palazzo
Cracciolo per regalare momenti di artisticità e di riflessione a
visitatori. Opere che sarà difficile dimenticare presto, ma che
rimarranno nel cuore.
Da “Il Mattino” del 22 giugno 1997: In mostra passione e arte di
Iacobacci. Una passione ma anche e soprattutto un’esigenza, quella di
materializzare il proprio sentire che Gerardo Iacobacci con il legno,
magnificamente esterna. Le opere del “sannita irpino” (…) potranno
essere ammirate da lunedì a venerdi in una sala di Palazzo Caracciolo.
Lavori che ricordano i problemi che affligono la società dove sono
ricorrenti il desiderio e la speranza di un mondo migliore.
Una maturazione artistica avvenuta gradatamente negli anni, come
mostrano le opere; dove si passa da piccoli lavori di artigianato a
lavori di alto contenuto artistico.
L’artista ha vissuto per dieci anni in Toscana e quella terra ha,
inevitabilmente contribuito ad alimentare il suo amore per l’arte e per
tutto ciò che a questa conduce. Arte espressa magnificamente attraverso
bassorilievi e altorilievi, sculture a tutto tondo a cui trasmette tutta
la sua passione con tecniche proprie, essendo un autodidatta. E ciò non
è stato un limite anzi, un forte stimolo che non gli ha impedito di
raggiungere ogni conquista senza alcuna ingerenza esterna…..
Da “Ottopagine” del 25 giugno 1997: Lacrime di legno. “ La notte che tu
vedi in si dolci atti dormir / fu da un angelo scolpita in questo sasso
/ e perché dorme, ha vita. Destala se non il credi e parleratti”. In
questa di un anonimo petrarchista è forse contenuto il segreto dell’arte
di Gerardo Iacobacci. L’ha profondamente intuito l’autore stesso
inserendola nel catalogo di presentazione della sua mostra di sculture
lignee che è stata inaugurata….
In Iacobacci la scultura assume il suo valore più istintivo e primitivo
di modificare col lavoro manuale una materia altrimenti dura ed inerte,
in questo caso il legno, per calarvi dentro non solo una forma ma anche
un’idea. Egli attinge, in questo processo creativo, al suo vissuto, alla
sua visione del mondo e ne ritrae immagini ora dolenti, ora pietose, ora
prorompenti di gioia di vita. Tutte però sorprendenti per l’energia
plastica e per il vivace naturalismo. Nei suoi nudi ( e questo però un
tema poco percorso) permane un carattere di sensualità quasi che il
gusto dell’intagliare sia ancora legato alla percezione tattile. Così le
due Grazie conservano certe rotondità delle Veneri Steatopigiche, dai
fianchi prosperosi, dai seni ritti, dalle cosce voluminose. Una
esuberanza plastica che quasi libera la figura dalla prigionia del
legno, ma anche un preciso accordo tra forma e materia. Il protagonista
assoluto rimane il legno. E’ il caso del bellissimo volto di Cristo (ora
nella Chiesa S. Maria delle Grazie in Avellino n.d.r.) in cui le
naturali funzioni del legno e le venature rossastre conferiscono
all’immagine sofferente ma pacata del Redentore una sua contenuta ma
vibrante drammaticità. L’uomo si trasfigura nella divinità e l’idea
stessa del divino si umanizza. Plasticismo prorompente anche nelle
immagini dei cavalli scalpitanti. L’alto rilievo vince la veduta
frontale, dal predominio della lineaa retta si passa all’effetto del
forte rilievo, che isola le figure nello spazio e nello stesso tempo le
unisce attraverso uno straordinario ritmo compositivo.
Iacobacci ha saputo fondere l’euritmia con il suo spontaneo prorompente
naturalismo, ma la sua caratteristica distintiva è il pathos drammatico
che egli conferisce alle sue figure di vecchi piangenti e dimenticati.
Qui emerge tutto intero il sentimento tragico della vita e il senso di
solidarietà che egli vuole trasmettere attraverso quelle mani che si
cercano e si riannodano quasi a stabilire, tra vecchio e bambino, un
legame, una volta forte, che la civiltà dei consumi ha reciso.
Uno stile, ora commosso, ora agitato, che non soccombe al virtuosismo
della tecnica, ma nel quale purezza di linea e ricchezza di messaggio si
fondono in una sintesi sempre perfetta.
© Gerardo
Iacobacci
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Suor Teresa di
Calcutta

La guida

Monumento a
Carlo II
(AV)

Scacchiera e
scacchi

I venditori

Cristo pregante

Puttini
danzanti

Padre Pio

Puttini con
ghirlanda
di fiori |